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Luigi Donato Ventura

1845 - Luigi Giorgio Gioacchino Francesco Nicola Donato Ventura nasce a Trani, nell’allora Provincia di Terra di Bari, il 23 aprile 1845 (verrà registrato all’anagrafe quattro giorni dopo). La famiglia è molto probabilmente benestante: il padre Mario (n. 1814), nell’atto di nascita, è definito «Proprietario»; la madre è donna Marianna Visciola di Ascoli (n. 1827). Il domicilio della famiglia risulta in Largo Annunziata a Trani; negli anni seguenti nasceranno altri due figli: Gioacchino (n. 1847) e Vincenzo Valerio (n. 1848).

1850/1860 - Negli anni dell’adolescenza e della formazione cresce probabilmente a Trani, dove conosce Giovanni Bovio (1837-1903): «Io ammiro Bovio e lo conobbi molti anni fa. Siamo quasi concittadini avendo egli fatto i suoi studi in Trani, mia patria e dalla quale sono lontano da 20 anni» (lettera ad Arcangelo Ghisleri dell’otto luglio 1888 da Burlington, Vermont).

Fine anni Sessanta

Probabilmente intorno al 1867-68 lascia la città natale e, forse a New York, conosce la celebre attrice Adelaide Ristori (1822-1906), impegnata tra il 1866 e il 1867 in due fortunate tournées americane: «Io nella mia povera vita conservo ancora e sempre conserverò il profumo di questa nostra amicizia che vent’anni fa avrebbe fatto di me un uomo celebre mentre oggi mi da [sic] le pure gioje intime di un’affezione che da parte mia non mi verrà mai meno» (lettera ad Adelaide Ristori del 14 settembre 1887 da Jackson, New Hampshire [o forse da Boston]).

1876 - È di quest’anno un pamphlet, sino ad oggi purtroppo irrecuperabile, intitolato L’Italia e gl’italiani del meridionale [sic]. Studi sulle condizioni del giorno, Paris, E. Dentu – Vichy, Wallon. Intorno alla metà degli anni Settanta potrebbe aver trascorso qualche tempo negli ambienti artistico-letterari romani. Fine anni Settanta. È ormai attivo a New York. Il 5 aprile 1879, nella rubrica di annunci del quotidiano «Brooklyn Daily Eagle», si reclamizzano le lezioni bisettimanali di italiano e francese impartite dal «Professor Luigi Ventura, of New York».

1880 circa - Lavora come redattore agli inizi di quello che diventerà in un breve volgere di anni il maggior quotidiano italiano degli Stati Uniti: il «Progresso Italo-Americano».

Primi anni Ottanta

Comincia a scrivere un romanzo, che propone senza successo ai corrispondenti italiani: «Con uno scalpello molto incisivo mi aprii il cuore, e feci le mie confessioni e gridai come nessuno seppe mai – nemmeno J. J. Rousseau […]. Il mio romanzo finiva con l’entrata in America, da me creduto l’ultimo baluardo della verità» (lettera ad Arcangelo Ghisleri del 19 luglio 1888 da Burlington, Vermont). Comincia a lavorare come insegnante d’italiano al Sauveur Summer College di Burlington, nel Vermont, sotto la guida di Lambert Sauveur, «noto glottodidatta che ha legato il suo nome al “metodo naturale” per l’insegnamento delle lingue» (Cosma Siani). Dal 1882 al 1886, nella capitale del Massachusetts, insegna lingua e letteratura italiana anche al New England Conservatory of Music.

1885 - Esce a New York, presso William R. Jenkins (in coedizione con Carl Schoenhof di Boston) la versione francese della novella Peppino, in una bella collanina di «Contes Choisis» che ospita scrittori come Daudet, Halévy, George Sand, Maupassant, Ohnet.

1886 - A Boston pubblica presso la prestigiosa Ticknor and Company, in coabitazione con S. Shevitch (probabilmente un intellettuale russo emigrato, le cui tracce riemergeranno negli anni seguenti agli albori del nascente sindacato nazionale dell’American Federation of Labor), la raccolta di racconti Misfits and Remnants. Il libro, che si apre con Peppino, raccoglie dieci racconti: da una parte bozzetti newyorkesi di ragazzi e artisti di strada, spesso provenienti da Napoli e vicinanze (Only a dog; Beppo; The stage fiend; Graziella the model); dall’altra brevi racconti centrati su casi di emigrazione e oscuri episodi di cronaca newyorkese legati a figure di irregolari (The “Herr Baron”; Our Nihilist; A wrecked life; Who was he?). Insegna come docente d’italiano alla Boston University. Prima data certa della decennale corrispondenza con Adelaide Ristori.

1887/1889 - Si sposta con incessante frequenza su e giù per la costa Est, guadagnandosi sempre da vivere con lezioni di francese e d’italiano, dal Maine (dove a Bangor fonda un Circolo Filologico le cui attività prevedono serate di letture trilingui) al New Hampshire, dal Vermont a centri minori del Massachusetts e della Pennsylvania. Tenta nuovamente la narrativa: «Scrivo due romanzi ora di una difficoltà estrema. In alto e in basso. […] Prendo nel primo fatti umani del nostro suolo e li magnifico, li ingrandisco con la luce dell’ideale – in una parola fo fatti reali i pochi della idealità della mente. […] Nel secondo che si collega al primo dimostrerò come la filosofia moderna avvizzisce il fiore dell’ideale e speculando attraverso il più nero pessimismo, farò un’opera gesuitica-nera […]» (lettera ad Adelaide Ristori del 14 settembre 1887 da Jackson, New Hampshire [o forse da Boston]). Uno dei due romanzi è spedito in Italia a Paolo Mantegazza e alla «Tribuna» di Roma, ma senza successo. Contatti anche con l’«Illustrazione Italiana». Suoi articoli di critica letteraria appaiono in inglese sul «Chautauquan» e sul «Boston Evening Traveller». Nel 1888-89 collabora fruttuosamente, dall’America, con il vivace foglio protosocialista di Arcangelo Ghisleri «Cuore e Critica»: articoli sulle scrittrici italiane giudicate negli Stati Uniti, e un controverso pezzo sulla condizione dei neri. Del sunnominato Mantegazza cura la traduzione, in inglese, dell’antideamicisiano Testa; di De Amicis ha invece provveduto a far conoscere Un incontro. A Ghisleri chiede se valga la pena che gli invii una copia del Piacere di D’Annunzio.

1890 - Inizia a muoversi verso Ovest. Nel Midwest la sua presenza è documentata per almeno un quinquennio negli Stati del Minnesota, Wisconsin, Iowa.

1891 - Diventa cittadino statunitense: «Io sono ora un cittadino Americano. L’ho scelto io questo e ci tengo più che a tutte le casualità che mi fecero Italiano e infelice. Voglio se devo essere sventurato esserlo per causa mia – e mi basta» (lettera a Ghisleri del 3 maggio 1891 da St. Paul, Minnesota).

1892 - Sposa una ragazza americana dalla quale avrà una figlia, Lilliane: «Oh! il 22 maggio presi moglie – una bella ragazza, povera come Giobe [sic] – ma bella e qualchevolta eccezionalmente buona» (lettera a Ghisleri del 3 novembre 1892 da Beloit, Winsonsin).

1893 - Fitto scambio epistolare con Ghisleri in vista del suo viaggio negli Stati Uniti per l’Esposizione Universale di Chicago. Un suo raccontino, Mario, ambientato nella Roma della metà degli anni Settanta, viene pubblicato in una raccolta che esce per una casa editrice locale del Minnesota. In questi anni continua anche a proporsi come conoscitore e, all’occasione, promotore del teatro italiano contemporaneo vantando i suoi contatti con la Ristori, con la Duse, con Tommaso Salvini. Al contempo propone, in Italia, la traduzione di volumi americani.

1898 - La presenza di Ventura inizia ad essere documentata nella zona di San Francisco, in California, già da un buon decennio vivace polo d’attrazione per migliaia di italiani. Continua la sua attività di insegnante (forse all’Università di Stanford), e collabora per più di un decennio con racconti e articoli vari a riviste in inglese: l’«Overland monthly and Out West magazine», il «Bookman». Pubblica in un volumetto in commercio, presumibilmente proprio in questo torno di tempo, la versione italiana di Peppino il lustrascarpe, «stampato dall’International Printing House di San Francisco per una improbabile Home Publishing» (Francesco Durante) - evidentemente un’edizione a proprie spese.

1906 - Terremoto e incendio di San Francisco: perde la casa.

1907 - Esce negli Stati Uniti la voluminosa versione in inglese dell’avventurosa vita girovaga di Adelaide Ristori (l’edizione italiana, Ricordi e studi artistici, è del 1887), con un’ampia «Biographical Appendix» di Ventura.

1912 - L’11 gennaio, a San Francisco, si suicida con un colpo di pistola al cuore. Alla figlia lascia uno straziante messaggio d’addio. La notizia, battuta dall’Associated Press, viene ripresa dai giornali americani, compreso il «New York Times».

1941/1968 - Peppino il lustrascarpe viene riproposto, in una versione illustrata e molto rimaneggiata ad uso degli studenti d’italiano, in A New Italian Reader for Beginners - un fortunato libro di lettura per principianti a cura di un professore emigrato, Emilio Goggio, che avrebbe potuto conoscere di persona Ventura in California. Il manuale conta numerose ristampe negli Stati Uniti e in Inghilterra, e colloca Ventura accanto a grandi  nomi della tradizione italiana: Goldoni, Manzoni, Pellico, Mazzini, Settembrini, Cavallotti, De Amicis, Bontempelli…

2000/07 - Tre nuove edizioni del Peppino: nel 2000 nei testi francese e inglese a fronte, all’interno della storica prima antologia “multilingue” della letteratura americana: The Multilingual Anthology of American Literature. A Reader of Original Texts with English Translations, a cura di Marc Shell e Werner Sollors dell’Università di Harvard; nel 2005 nel secondo  volume della monumentale «storia e letteratura degli italiani negli Stati Uniti» Italoamericana, di Francesco Durante, per i tipi di Mondadori, che ne propone una retroversione dall’inglese; infine nell’originaria versione trilingue in un’edizione a cura di Martino Marazzi per la FrancoAngeli.

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